Archives for interviste

La Grande Pizza vol. II: Francesco Oberto • COME NASCE UNA STELLA

Questa storia inizia al contrario, dal 15 novembre dello scorso anno, il giorno in cui il mondo della ristorazione per intero ha gli occhi puntati sul “Teatro Regio” di Parma. È lì, nella “food valley” d’Italia, che la prestigiosa Guida Michelin presenta l’edizione 2017, l’equivalente per l’universo della gastronomia di quello che è l’Oscar per il mondo del cinema. Esserci, non esserci per niente, sparire o addirittura raddoppiare l’astro significa tantissimo: una scommessa che si porta appresso anni di sacrifici e impegno da giocarsi nel giro di qualche ora, sufficienti per aprire i piani alti a chi fa cucina o crollare di colpo, a volte facendo molto rumore. I nomi che contano quelle sere ci sono tutti, ma le sorprese - come ogni anno - non mancano mai. Una di queste, nell’elenco delle sorprese, ha un nome e cognome piemontese: Francesco Oberto, classe 1986, braidese di nascita, autodidatta diventato chef per passione. È lui, quel giorno, a conquistare una delle 343 stelle assegnate ai ristoranti italiani dalla guida più celebre del pianeta, consacrando un percorso che per quanto breve, se si calcola il tempo, è stato comunque lungo e impegnativo.

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Davide Palluda e la grande pizza capitolo 2

La Grande Pizza vol. II: Davide Palluda • ROCK IN ROERO

Intervista con lo chef stellato che martedì 10 gennaio apre la seconda edizione della nostra celebre rassegna stellata La gente del Roero è fatta così: sognare si può, è normale, ma basta farlo con i piedi ben piantati a terra. Saranno gli influssi del Tanaro, le colline piene di frutteti e vigneti, oppure il ricordo della gesta del Brigante Delpero, che da quelle parti nell’Ottocento spargeva paura, vai a capire. Davide Palluda nasce e cresce proprio lì, a Canale, nel cuore del Roero, fra l’olio e i carburatori dell’officina meccanica di famiglia. Ma a lui, classe 1971, che per spirito di curiosità non si perdeva comunque la corsa di un pistone, piacevano storie un po’ diverse, di campagna. Storie che raccontavano di sapori e profumi, magari di tartufi grossi come pietre, di annate di vini eccezionali, di cose che la terra non ti regala mai, se non la tratti come fosse una di famiglia. Di fatiche che spezzano la schiena, di neve, nebbia, pioggia e sole che messe nell’ordine giusto, quando vanno d’accordo, danno ciò che rende il Roero un paradiso in terra, se hai in testa la cucina.

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L’intervista: Ugo Alciati | PRIMA STELLA DESTRA

Una stella Michelin, 2 forchette Gambero Rosso, 2 cappelli dell’Espresso: il secondo chef stellato coinvolto ne “La Grande Pizza” si racconta, partendo da quando tutto è iniziato Germano Longo

C’è chi nasce sotto una buona stella, e chi invece con le stelle impara a conviverci da quando è nato. Ugo Alciati è un figlio d’arte, uno a cui il destino ha assegnato in dono un talento, ma prima ancora l’appartenenza ad una dinastia e un cognome che nell’universo della ristorazione ha un peso specifico decisamente alto. Papà Guido e mamma Lidia hanno semplicemente cambiato la storia, roba da niente, sdoganando dal loro ristorante “Guido da Costigliole” la cucina piemontese davanti al mondo intero. Prima di loro, tutto si limitava a piatti regionali relegati alle trattorie, dopo di loro, gli “agnolotti del plin” sono arrivati ovunque, incuranti se in mezzo ci fossero oceani e fusi orari. E tutto questo, per essere chiari, quando la cucina non era ancora un mestiere di tendenza, ma soltanto quello che è ancora oggi: fatica, dedizione e passione. Togline una delle tre, e chissà come mai, un piatto non verrà mai bene.

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