Archives for la grande pizza

Birrificio Angelo Poretti • GRAN RISERVA OLDANI

È proprio Davide Oldani, lo chef milanese ideatore della “Cucina Pop”, a mettere la propria firma su due nuove birre del Birrificio Angelo Poretti, celebre azienda della provincia di Varese nata nel 1877. Due birre e due visioni diverse di “architettura del gusto” su cui lo chef stellato, titolare del ristorante “D’O” di Cornaredo e uno dei 50 ambasciatori della cucina italiana nel mondo, ha voluto immaginare altrettanti percorsi di gusto che sappiano armonizzare l’idea del cibo accompagnato dal sapore antico e sempre attuale della birra.

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la grande pizza

La Grande Pizza vol. II • A RIMIRAR LE STELLE…

Sorry, siamo qui, non ci eravamo dimenticati dell’evento che ormai da due anni tiene col fiato in sospeso il mondo della gastronomia piemontese. Martedì 16 maggio, è arrivato il tempo per la quarta tappa della seconda edizione de La Grande Pizza, le serate che trasformano chef di grande fama in pizzaioli per una sera.

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La Grande Pizza vol. II: Francesco Oberto • COME NASCE UNA STELLA

Questa storia inizia al contrario, dal 15 novembre dello scorso anno, il giorno in cui il mondo della ristorazione per intero ha gli occhi puntati sul “Teatro Regio” di Parma. È lì, nella “food valley” d’Italia, che la prestigiosa Guida Michelin presenta l’edizione 2017, l’equivalente per l’universo della gastronomia di quello che è l’Oscar per il mondo del cinema. Esserci, non esserci per niente, sparire o addirittura raddoppiare l’astro significa tantissimo: una scommessa che si porta appresso anni di sacrifici e impegno da giocarsi nel giro di qualche ora, sufficienti per aprire i piani alti a chi fa cucina o crollare di colpo, a volte facendo molto rumore. I nomi che contano quelle sere ci sono tutti, ma le sorprese - come ogni anno - non mancano mai. Una di queste, nell’elenco delle sorprese, ha un nome e cognome piemontese: Francesco Oberto, classe 1986, braidese di nascita, autodidatta diventato chef per passione. È lui, quel giorno, a conquistare una delle 343 stelle assegnate ai ristoranti italiani dalla guida più celebre del pianeta, consacrando un percorso che per quanto breve, se si calcola il tempo, è stato comunque lungo e impegnativo.

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480° Gradi – Bra/1 CON FRANCESCO OBERTO TORNA “LA GRANDE PIZZA”

480° Gradi – Bra/1 • CON FRANCESCO OBERTO TORNA “LA GRANDE PIZZA”

Giusto qualche settimana di stop, e la seconda edizione de “La Grande Pizza” è pronta per ripartire. Martedì 9 maggio, l’appuntamento che porta al cospetto della pizza chef stellati o prossimi ad esserlo, si arricchisce di una nuova a prestigiosa presenza: Francesco Oberto.

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480° Gradi Pizzeria Bra/1 • LA GRANDE PIZZA: STOP AND GO

Si è chiuso con il sorriso contagioso e schietto di Matteo Morra, giovane ed entusiasta chef di stanza a Barolo, che la sera di martedì 7 febbraio ha inanellato la seconda edizione de La Grande Pizza con le sue creazioni: una Margherita con tre varietà di pomodori, mozzarella Fior d’Agerola e colatura di basilico, una focaccia con broccolo di Creazzo, burrata di Andria e prosciutto crudo di Parma e un’altra con passata di pomodoro, spuma di ricotta, alici di Cetara e friarielli napoletani.

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Matteo Morra, martedì 7 febbraio ospite de “La Grande Pizza”

480° Gradi/Bra • Intervista con Matteo Morra, martedì 7 febbraio ospite de “La Grande Pizza

GIOVENTÙ RIBOLLE Ribelle, come nel film, ma un ragazzo che è anche l’esempio di una generazione di chef che ribolle: di voglia di farcela, di crescere e di mordere il futuro. A 26 anni apre il suo ristorante nel cuore delle Langhe, bruciando ogni tappa a tempo di record Barolo è un piccolo paese adagiato su un altopiano che domina una spettacolare e suggestiva panoramica sulle Langhe: 739 abitanti appena e un’invidiabile celebrità fra i cultori del vino, quello giusto, che ha santificato queste zone al cospetto del mondo intero. È proprio da quello sperone roccioso che inizia questa storia, anzi, che questa storia ha uno dei suoi primi epiloghi. A Barolo, un anno e mezzo fa circa, Matteo Morra ha aperto un ristorante che si chiama esattamente come lui, coronando un sogno che per chi frequenta le cucine per mestiere arriva in genere più avanti, a coronare una carriera, ma quasi mai a 26 anni appena.

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Davide Palluda e la grande pizza capitolo 2

La Grande Pizza vol. II: Davide Palluda • ROCK IN ROERO

Intervista con lo chef stellato che martedì 10 gennaio apre la seconda edizione della nostra celebre rassegna stellata La gente del Roero è fatta così: sognare si può, è normale, ma basta farlo con i piedi ben piantati a terra. Saranno gli influssi del Tanaro, le colline piene di frutteti e vigneti, oppure il ricordo della gesta del Brigante Delpero, che da quelle parti nell’Ottocento spargeva paura, vai a capire. Davide Palluda nasce e cresce proprio lì, a Canale, nel cuore del Roero, fra l’olio e i carburatori dell’officina meccanica di famiglia. Ma a lui, classe 1971, che per spirito di curiosità non si perdeva comunque la corsa di un pistone, piacevano storie un po’ diverse, di campagna. Storie che raccontavano di sapori e profumi, magari di tartufi grossi come pietre, di annate di vini eccezionali, di cose che la terra non ti regala mai, se non la tratti come fosse una di famiglia. Di fatiche che spezzano la schiena, di neve, nebbia, pioggia e sole che messe nell’ordine giusto, quando vanno d’accordo, danno ciò che rende il Roero un paradiso in terra, se hai in testa la cucina.

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davide palluda la grande pizza 480 gradi

DAVIDE PALLUDA • La Grande Pizza vol. II

ROCK IN ROERO Intervista con lo chef stellato che martedì 10 gennaio apre la seconda edizione della nostra celebre rassegna stellata

La gente del Roero è fatta così: sognare si può, è normale, ma basta farlo con i piedi ben piantati a terra. Saranno gli influssi del Tanaro, le colline piene di frutteti e vigneti, oppure il ricordo della gesta del Brigante Delpero, che da quelle parti nell’Ottocento spargeva paura, vai a capire. Davide Palluda nasce e cresce proprio lì, a Canale, nel cuore del Roero, fra l’olio e i carburatori dell’officina meccanica di famiglia. Ma a lui, classe 1971, che per spirito di curiosità non si perdeva comunque la corsa di un pistone, piacevano storie un po’ diverse, di campagna. Storie che raccontavano di sapori e profumi, magari di tartufi grossi come pietre, di annate di vini eccezionali, di cose che la terra non ti regala mai, se non la tratti come fosse una di famiglia. Di fatiche che spezzano la schiena, di neve, nebbia, pioggia e sole che messe nell’ordine giusto, quando vanno d’accordo, danno ciò che rende il Roero un paradiso in terra, se hai in testa la cucina.

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480 GRADI, la grande pizza, Andrea larossa

480° Gradi: Il ritorno de La Grande Pizza • ANDREA LAROSSA: MY OWN PIZZA

Siamo sinceri: un nuovo successo ce l’aspettavamo, ma con tutta l’onestà di cui disponiamo, non così, in questo modo clamoroso. Invece, La Grande Pizza, il pizza-show che ci siamo inventati quasi per scherzo, è diventato un marchio di fabbrica e una certezza matematica per il pubblico, ormai certo che quelle serate - uniche e irripetibili - siano occasioni per assaggiare pizze davvero introvabili e per questo da non perdere, costi quel che costi. È stato così fin dall’inizio, nel marzo di quest’anno, quando lo chef braidese Alessandro Boglione ha aperto la primissima tornata da La Grande Pizza, seguito da altri due colleghi altrettanto stella-dotati: Ugo Alciati e Stefano Borra. Ed è stato nuovamente così martedì 29, quando ha preso ufficialmente il via la seconda tranche dell’evento made in 480° Gradi, con una sorta di anteprima di grande spessore, affidata ad uno chef il cui talento è ormai una certezza sulla bocca di tutti: Andrea Larossa. Un giovane e rampante chef autodidatta, nato sulle sponde del Lago Maggiore ma ormai langarolo a tutti gli effetti, che martedì 29 ha “sequestrato” i palati di tanta gente, disposta ad affrontare il freddo pungente pur di non perdersi le sue creazioni “pizzesche”.

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Il ritorno della Grande Pizza I GRANDI CHEF, CAPITOLO 2

Il ritorno della Grande Pizza • I GRANDI CHEF, CAPITOLO 2

Ne parliamo da un po’ e ci lavoriamo da tempo, perché far quadrare tutto non è cosa semplice, ma in linea di massima dovremmo esserci. La Grande Pizza numero 2, la nuova tornata di chef alle prese con la rivisitazione della classica margherita (compito obbligatorio) e due pizze a uso fantasia, sta scaldando i motori, al punto che siamo già in grado di dare almeno le date, rimandando a breve l’ufficializzazione dei nomi.

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la grande pizze 2016

Il ritorno de La Grande Pizza | A VOLTE RIMPASTANO

Dov’eravamo rimasti? Ah, sì: martedì 26 aprile, Stefano Borra, chef del ristorante “Vo” di Torino, con la sua Margherita a base di pomodori datterini, mozzarella in carrozza e basilico, seguita da una pizza guarnita con asparagi, tuorlo d’uovo e tobiko, ed una con pomodoro, calamari, polpo, carpaccio di mazzancolla, cozze e olio al prezzemolo. È stato l’ultimo dei tre appuntamenti della primissima tornata de La Grande Pizza, evento che ha trascinato di fronte alla prova della pizza tre chef insigniti con la stella prestigiosa Michelin.

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LA GRANDE PIZZA | L’ACCADEMIA DELLE STELLE

Se c’è una lezione che tutti hanno imparato, dopo la prima tranche de La Grande Pizza, è che la storia del piatto più nazional-popolare che esista è ancora tutta da scrivere. Ad uso e consumo di quanti ancora pensano che la pizza si limiti a quelle che tutti conoscono, o al massimo a qualche svolazzo di fantasia stagionale, Alessandro Boglione, Ugo Alciati e Stefano Borra hanno dimostrato che non ci sono limiti a ciò che può finire sul disco rotondo di pasta lievitata e cotta in forno. Ognuno di loro, non solo ha reinterpretato la Margherita, classico fra i classici, ma ha dato poi fondo alla fantasia sulle altre due pizze, su cui ogni chef si è letteralmente sbizzarrito.

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newsletter 480°GRADI, la grande pizza

La Grande Pizza | ANCORA UN SUCCESSO CON LE PIZZE DI UGO ALCIATI

Dopo la Margherita “destrutturata” di Alessandro Boglione che lo scorso 15 marzo, in una cornice di pubblico incuriosito dall’idea di assaggiare una pizza “stellata”, ha dato il via all’avventura della primissima tranche de La Grande Pizza, martedì 5 aprile è stata la volta di Ugo Alciati. Una stella una stella Michelin, chef del Ristorante Guido ospitato presso le Tenute Fontanafredda di Serralunga d’Alba: un professionista di grande talento, executive chef di Eataly, Chef Ambassador di Expo 2015 ed entrato nel ristretto elenco dei 40 chef più influenti d’Italia voluto dal Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina per la creazione del Food Act, progetto che punta a tutelare e valorizzare prodotti, tradizioni e unicità del made in Italy.

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L’intervista: Ugo Alciati | PRIMA STELLA DESTRA

Una stella Michelin, 2 forchette Gambero Rosso, 2 cappelli dell’Espresso: il secondo chef stellato coinvolto ne “La Grande Pizza” si racconta, partendo da quando tutto è iniziato Germano Longo

C’è chi nasce sotto una buona stella, e chi invece con le stelle impara a conviverci da quando è nato. Ugo Alciati è un figlio d’arte, uno a cui il destino ha assegnato in dono un talento, ma prima ancora l’appartenenza ad una dinastia e un cognome che nell’universo della ristorazione ha un peso specifico decisamente alto. Papà Guido e mamma Lidia hanno semplicemente cambiato la storia, roba da niente, sdoganando dal loro ristorante “Guido da Costigliole” la cucina piemontese davanti al mondo intero. Prima di loro, tutto si limitava a piatti regionali relegati alle trattorie, dopo di loro, gli “agnolotti del plin” sono arrivati ovunque, incuranti se in mezzo ci fossero oceani e fusi orari. E tutto questo, per essere chiari, quando la cucina non era ancora un mestiere di tendenza, ma soltanto quello che è ancora oggi: fatica, dedizione e passione. Togline una delle tre, e chissà come mai, un piatto non verrà mai bene.

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